A Taranto il primo rifugio d’Europa per delfini in cattività
di Jacopo Francone, 20 anni
L’esploratore britannico James Cook una volta disse: “Ricorda, maggiore è l’opportunità, meno sono coloro che la vedono”. E chissà cosa avrebbe pensato di Ketos, Centro Euromediterraneo del Mare e dei Cetacei, e della vicenda che stiamo per raccontarvi. Come ogni storia meravigliosa, anche questa ha un’ambientazione fuori dal comune.
Siamo a Taranto, una città situata nel cuore della Puglia, con la finestra affacciata sul Mar Grande e Mar Piccolo. Questa realtà è nota al pubblico per la sua pesante industrializzazione, oggetto di dibattito per anni per via dei danni ambientali provocati agli ecosistemi circostanti.
Il Centro Ketos però, ad un certo punto, ha invertito il paradigma e lanciato una sfida alla narrazione predominante sul capoluogo di provincia. Il percorso è stato avviato nel 2015, con la valorizzazione di Palazzo Amati, uno dei più prestigiosi edifici del Settecento prospiciente il mare di Taranto. L’edificio, messo a disposizione dal Comune, è stato affidato alla Jonian Dolphin Conservation, organizzazione non profit attiva dal 2009 nello studio dei cetacei, attraverso il bando “Il bene torna comune”, promosso dalla Fondazione con il Sud per il recupero di beni dal valore storico-artistico e culturale di proprietà di enti pubblici o privati. Grazie a un importante lavoro di riqualificazione, il piano terra della struttura oggi ospita Ketos – Centro Euromediterraneo del Mare e dei Cetacei, ed ha come obiettivo la conoscenza e la difesa di delfini, stenelle, capodogli, grampi, attraverso attività formative, educative, di ricerca scientifica e di comunicazione ambientale. Tra le attività, oltre ai servizi didattico museali rivolti anche ai bambini (Ketos Kids), il centro propone percorsi di “citizen science”, ovvero, attività di gruppo in mare aperto a bordo di catamarani per ricercare esemplari, registrare suoni, individuare le diverse specie, raccogliere dati. Il Centro, dotato anche di una sala 3D per esperienze immersive, rappresenta un unicum nel contesto nazionale, in quanto valorizza l’esperienza peculiare della Jonian Dolphin Conservation nello studio dei cetacei e nella gestione di progetti basati sull’ecosistema e la biodiversità marina con particolare focus sullo studio dell’impatto ambientale.
Nel 2024, poi, comincia a realizzarsi un altro capitolo importante di questa storia. Attraverso un bando congiunto di Fondazione con il Sud e Comune di Taranto, Il Centro Ketos si amplia di due nuovi piani per realizzare un progetto ambizioso, il primo in Europa, di ricovero naturale per gli esemplari provenienti dalle diverse strutture zoologiche europee: il San Paolo Dolphin Refuge, frutto della collaborazione con un team internazionale di esperti. In un’area di sette ettari protetta dall’isola di San Paolo, la più piccola delle isole Cheradi, all’interno di ampie aree confinate naturalmente in mare da banchine galleggianti, i cetacei provenienti da strutture zoologiche e centri di ricerca saranno accolti in un ambiente marino controllato, dove potranno gradualmente riadattarsi a condizioni naturali, vivere in sicurezza, monitorati attraverso le tecnologie più innovative dalla control room all’interno dei nuovi spazi del Centro Ketos al primo piano di Palazzo Amati. Un’area dotata di tecnologie innovative di monitoraggio: le informazioni verranno processate real time consentendo di effettuare le scelte operative e la gestione delle eventuali criticità. Nei nuovi spazi sarà inoltre allestita una grande biblioteca del mare, dedicata proprio a volumi sul tema marino.
Ma adesso, vi facciamo conoscere più da vicino alcuni esemplari ospitati in questa meravigliosa cornice, in cui fumi e polveri lasciano spazio nel discorso ad un esempio straordinario di tutela della fauna. Partiamo da Etra, capodoglio, il più grande predatore del mondo, torna spesso nel Golfo di Taranto. Etra, una femmina di questa specie, è morta dopo la collisione con una nave che le ha reciso la pinna caudale. Lo scheletro sarà esposto a Ketos e la sua vicenda è oggi utilizzata per attività di sensibilizzazione sul rapporto tra attività umane e ambiente marino.
E poi, tra gli altri, abbiamo anche Phoebe: uno zifio, ovvero un cetaceo schivo e campione d’apnea. Questa specie era sconosciuta nel Golfo di Taranto fino allo spiaggiamento nel 2019. Morta per cause naturali, il suo scheletro è stato recuperato e già musealizzato. Presso il Centro è possibile ammirarlo e scoprire la sua storia. Quest’ultimo, infatti, non è solo un luogo: al contempo rappresenta un contenitore culturale volto a favorire lo sviluppo di conoscenza e la valorizzazione delle risorse del territorio. Ketos è presidio di buone prassi, punto di riferimento per la blue economy e simbolo della rigenerazione nel contesto della città vecchia di Taranto.
Area d'impatto
L’intervento si sviluppa nel territorio di Taranto, in un’area costiera di elevato valore ambientale e strategico per lo studio dei cetacei nel Mar Ionio. Il progetto contribuisce alla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale locale, promuovendo attività di ricerca scientifica, educazione ambientale e divulgazione. L’iniziativa genera ricadute in termini di crescita della consapevolezza pubblica, rafforzamento delle competenze e sviluppo di pratiche sostenibili, con ricadute positive sul rapporto tra comunità e ambiente marino.
CONTRIBUTO
(somma dei vari finanziamenti da parte della Fondazione)
Costo totale progetto € 1.387.889,37
Importo richiesto € 1.249.000,00
Cofinanziamento € 138.889,37
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Partner
- Associazione Amici dei Musei-OdV
- Associazione Centro Servizi Volontariato della provincia di Taranto - ETS
- Associazione culturale di volontariato Marco Motolese
- Associazione Distretto Produttivo Puglia Creativa
- Associazione Mangrovie
- Cooperativa Sociale LA VELA
- I.C. ``G. GALILEI``
- I.I.S.S. ``ARCHIMEDE``
- I.T.E. ``PITAGORA``
- Istituto di Ricerca sulle Acque SS di Taranto - CNR
- Libera Puglia
- Soc. Coop. C.R.E.S.T. a r.l.
- Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni - Taranto
- Università degli Studi di Bari ``Aldo Moro``




