La scelta Bio sui terreni confiscati

CASTELVETRANO (TP) - 12 ottobre 2017

Il territorio di Castelvetrano, nella Valle del Belìce, è tra i più fertili della Sicilia. A partire dagli anni ‘80, diventò uno dei luoghi prediletti dalle famiglie mafiose di Trapani e Palermo (con la mediazione dei Messina Denaro) per investimenti in ambito agricolo. Centinaia di ettari di uliveti, vigneti e agrumeti intestati a familiari o prestanome dei boss più in vista della Cupola (Riina, Bagarella, Madonia, e ovviamente gli stessi Messina Denaro) e ormai da tempo confiscati dallo Stato. Su uno di questi terreni (un ex agrumeto di 7 ettari, confiscato nel 1983 e da allora abbandonato) è stato avviato il progetto di agricoltura sociale Vita Attiva.

Castelvetrano (Tp)_ Grazie al Progetto VitAttiva, finanziato dalla Fondazione CON IL SUD e promosso dal CRESM in collaborazione con la Cooperativa Girasole e il Consorzio Solidalia e con il sostegno di CoopFond e Fondo Sviluppo, siamo riusciti a rimettere in sesto il terreno per destinarlo alla coltivazione di piante officinali e ortaggi. Abbiamo realizzato un nuovo impianto di irrigazione, recintato il terreno e avviato le prime coltivazioni nell’autunno del 2015. Abbiamo ottenuto la certificazione biologica del terreno nel settembre. Ci sono quindi ormai le condizioni di base per portare avanti il nostro progetto “sociale e comunitario” su quel terreno, con il coinvolgimento sia di soggetti svantaggiati (portatori di handicap, giovani in pena alternativa, rifugiati, etc), ma anche delle famiglie, delle scuole e di tutte le realtà sociali del territorio. In particolare è stata attivata una convenzione con il Dipartimento della Salute Mentale dell’ASP di Trapani per l’attivazione di tirocini formativi rivolti a utenti di quel servizio. Grazie a quell’accordo sono attualmente presenti 4 utenti, coadiuvati da due nostri operatori.

L’approccio scelto fin dall’inizio nella gestione del terreno di contrada Canalotto, che abbiamo deciso di chiamare “Fattoria VitAttiva-Bio”, è stato quello di considerarlo a tutti gli effetti un Bene Comune e come tale da “rendicontare” periodicamente all’intera comunità castelvetranese e belicina. Negli ultimi mesi abbiamo avviato una iniziativa per dare concreto significato al termine “Bene Comune”. Consultandoci con varie realtà sociali del territorio di Castelvetrano e del Belìce, abbiamo deciso di destinare un intero settore (circa 2.500 mq) per la realizzazione di Orti Familiari (circa 40), che potranno essere utilizzati da famiglie e/o associazioni del territorio, per l’auto-produzione, con l’affiancamento di disabili psichici.
Approfondendo la vicenda della famiglia mafiosa precedentemente proprietaria del terreno (i Madonia di Palermo, Quartiere San Lorenzo), abbiamo scoperto che i figli del boss Francesco Madonia (morto nel 1998), sono stati gli esecutori dell’omicidio dell’imprenditore antiracket Libero Grassi. A questo punto, insieme con l’Associazione Antiracket Libero Futuro, abbiamo ritenuto che la nuova Fattoria Vitattiva-Bio dovesse testimoniare la volontà di riscatto sociale di un intero territorio contro il cancro mafioso, attraverso l’intitolazione proprio degli Orti Familiari alla memoria di Libero Grassi. Di tale iniziativa, che vogliamo realizzare alla fine di settembre, è stato informato anche il figlio dell’imprenditore ucciso, Davide Grassi, che ha manifestato apprezzamento e adesione all’iniziativa.

I primi orti sono già avviati e seguiti dai nostri ragazzi, il nostro origano (col marchio Fattoria Vitattiva-Bio) è pronto per essere imbustato, grazie alla cooperazione con Solidalia, e adesso stiamo collaborando con l’Amministrazione Straordinaria del Comune di Castelvetrano (nel frattempo sciolto per infiltrazioni mafiose) per realizzare sul terreno un centro polivalente al servizio delle famiglie (in particolare dei portatori di handicap).

Col sostegno di Confcooperative Sicilia stiamo anche cercando di fare rete con altre aziende e cooperative agricole di tutta l’isola (non solo su beni confiscati), ma quello che ci interessa è soprattutto il modello sociale che verrà fuori da tutto questo lavoro, una vera e propria scommessa sulla voglia di comunità, solidarietà e stili di vita sani, in un territorio che è pronto ad affermare la sua identità fuori dal modello mafioso.

Alessandro La Grassa, agente di sviluppo locale e presidente CRESM.

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