Costruire inclusione

RAGUSA - 6 Maggio 2016

Parla di inclusione sociale e futuro il progetto “Costruiamo saperi”, avviato lo scorso luglio grazie alla collaborazione tra la Diocesi di Ragusa, che ha messo a disposizione alcuni immobili e terreni di sua proprietà, associazioni  e organizzazioni locali con il sostegno della Fondazione CON IL SUD.

L’iniziativa è stata avviata a Contrada Magnì, alle porte della città, dove sorge l’omonima villa circondata da 10 ettari di terra e in due locali del centro storico.

E’ partito qui il percorso di 50 immigrati che, selezionati attraverso un bando, hanno partecipato ad attività di orientamento, work experience e accompagnamento all’autoimprenditorialità che li porterà nei prossimi mesi a costituire due cooperative sociali nei settori della bioedilizia e dell’agricoltura. 25 di loro, seguiti da 7 tutor, hanno già avuto accesso a borse lavoro. Provengono da 14 paesi diversi – da El Salvador al Pakistan, alla Polonia, Tunisia, Gambia, Mali, Turchia – e a Villa Magnì rappresentano i 4 continenti. Per molti il passato non è stato facile, alcuni di loro sono da tempo in Italia ma hanno perso il lavoro e, con esso, la fiducia nel futuro. Grazie a “Costruiamo saperi”, hanno la possibilità di imparare un mestiere o di arricchire con le proprie competenze le attività a cui si dedicano, divenendone protagonisti attivi.

Nei terreni che circondano la villa ci si occupa di colture come lo zafferano, la cipolla, il cavolo, il prezzemolo, ma anche della riscoperta di colture dimenticate, di una produzione orientata alla qualità, con l’impianto di prodotti riconosciuti come Presidio Slow Food come ad esempio la fava Cottoia di Modica, il fagiolo Cosaruciaro di Scicli, il cavolo vecchio di Rosolina, la cicerchia, la fava larga e il cece nero di Leonforte.

C’è poi chi si occupa delle attività di ristrutturazione della villa: gli immigrati sono coinvolti nei lavori di muratura, per il ripristino dei tetti, e in quelli di falegnameria che permetteranno di recuperare gli infissi e realizzare i mobili che arrederanno questi spazi. Tutte attività che coinvolgono, al fianco dei migranti, maestranze locali, soprattutto agronomi e architetti. Proprio in questi giorni si sono conclusi i lavori i recupero delle vecchie stalle che ospiteranno la nuova falegnameria.

C’è anche spazio per creare occasioni di incontro e integrazione con la comunità locale. Nei due locali nel centro storico di Ragusa, ri-donati alla collettività grazie al progetto, si organizzano eventi ed  incontri per raccontare l’iniziativa ma anche momenti di condivisione per degustare cibi di diverse nazionalità, nella convinzione che autonomia professionale e senso di appartenenza alla comunità in cui si vive siano solide basi per ripartire, lavorando per costruire con fiducia e impegno un futuro migliore.

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(Articolo presente sulla newsletter cartacea della Fondazione, disponibile qui>> )

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