Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato

12 gennaio 2018

Palermo, non sono soli: un educatore insieme ad alcuni dei ragazzi accolti (Foto: studio14photo per CIAI, ente capofila del progetto “Ragazzi Harraga”)
Palermo, non sono soli: un educatore insieme ad alcuni dei ragazzi accolti (Foto: studio14photo per CIAI, ente capofila del progetto “Ragazzi Harraga”)

Otto progetti per garantire un domani possibile ai minori che si trovano sul territorio italiano soli: tutte le iniziative dei progetti selezionati nell’ambito del Bando nazionale Never Alone 2016 per favorire l’autonomia e l’inclusione dei giovani migranti, garantendo il pieno rispetto dei diritti dei minori.

«Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati»: è il messaggio di Papa Francesco per la “Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato”, che si celebra il 14 gennaio 2018. Tra i temi, anche la tutela e il sostegno ai minori non accompagnati, ragazze e ragazzi che si trovano in Italia soli, privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili. La presenza di minori non accompagnati in Italia e in tutti i paesi europei è in continua crescita. I dati relativi ai minori soli, segnalati alle autorità e che risultano presenti e censiti nelle strutture di accoglienza italiane rilevati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, evidenziano un aumento nel triennio 2014-2017: al 31 dicembre del 2015 erano presenti 12mila minori non accompagnati e a fine 2017 se ne contavano circa 18mila. Sono prevalentemente di sesso maschile (93%) e hanno un’età compresa tra i 15 e i 17 anni (93,2%).

Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione CON IL SUD, Enel Cuore, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Fondazione Peppino Vismara hanno unito gli sforzi nell’iniziativa “Never Alone, per un domani possibile”, che promuove in Italia una serie di azioni volte a favorire l’autonomia e l’inclusione dei giovani migranti.

Nel 2016, le fondazioni hanno lanciato la prima edizione del Bando “Accoglienza e accompagnamento dei minori e giovani stranieri non accompagnati che arrivano in Italia soli”, che oggi sostiene otto progetti con 3,5 milioni di euro.

I progetti, operativi dal mese di aprile 2017, propongono interventi per l’accompagnamento all’autonomia nel passaggio alla maggiore età, il rafforzamento e la diffusione della pratica dell’affido e del sistema dei tutori volontari, l’accoglienza delle ragazze, con l’obiettivo di garantire un futuro ai minori che arrivano soli sul territorio.

Accompagnamento all’autonomia nel passaggio alla maggiore età

Educazione e formazione. Sono quasi 180 i ragazzi accolti sul territorio di Roma che in questi mesi hanno preso parte a specifici percorsi per l’apprendimento della lingua italiana e dell’educazione civica realizzati nell’ambito di “Together”. A capo del progetto – attivo sulle città di Palermo, Roma e Torino –, Save the Children Italia insieme a una rete di dieci partner.

I percorsi di formazione sono realizzati secondo la metodologia Clio (Cantiere Linguistico per l’Integrazione e l’Orientamento), un modello didattico che promuove un approccio mirato e calibrato per i minori non accompagnati.

«Clio si fonda sul principio dell’apprendimento attraverso il fare – spiega Francesco Scarcella, referente nazionale per le attività educative del progetto “Together” –. In quest’ottica le lezioni e le attività laboratoriali non insistono tanto sull’apprendimento linguistico dal punto di vista lessicale e grammaticale, ma privilegiano tematiche strettamente connesse alla quotidianità, al soddisfacimento dei diritti e alla conoscenza dei doveri favorendo un esercizio di partecipazione indispensabile per vivere positivamente e con responsabilità la complessa esperienza del minore solo in un paese straniero».

Materiali di studio e contenuti vengono veicolati anche tramite l’utilizzo di Facebook: «Questo canale affianca e potenzia il lavoro svolto in aula – continua Scarcella –: a fini didattici, si configura come uno strumento che stimola la comunicazione in lingua italiana attraverso la pubblicazione strategica di immagini, musica e video. Collaboriamo poi con una webradio, che cerca di coinvolgere i ragazzi nella partecipazione al palinsesto radiofonico; inoltre, stiamo lavorando all’attivazione di uno scambio tra le classi di Civico Zero e quelle delle scuole superiori del territorio per incentivare il dialogo e il passaggio di esperienze tra pari».

Sul territorio napoletano lavora con lo stesso obiettivo la Cooperativa Sociale Dedalus che, nell’ambito del progetto “Ragazzi sospesi”, sta formando alcuni neo-maggiorenni stranieri come peer operators, figure necessarie ad affiancare gli operatori nel loro lavoro con i minori soli accolti e a stimolare processi per la trasmissione di conoscenze, competenze ed emozioni.

Inserimento lavorativo. Un percorso integrato composto da un ciclo di formazione professionale breve di 75 ore e da un tirocinio di tre mesi: è quanto propone il progetto “Strada facendo” ad oltre 170 ragazzi accolti tra le città di Bergamo e Bologna e le province di Livorno e Siracusa. Obiettivo di CESVI e della rete di sedici partner che anima il progetto è offrire una proposta di qualità, che sia sufficientemente breve da attrarre i ragazzi alla soglia dei 18 anni e rafforzi le loro possibilità di entrare nel mondo del lavoro una volta concluso il percorso all’interno del progetto. Fino a oggi, i giovani sono stati inseriti in percorsi educativi in meccanica, ristorazione, falegnameria, accoglienza turistica, manutenzione del verde e logistica e stanno realizzando i tirocini presso imprese e artigiani specializzati nei medesimi ambiti.

Omar è uno di questi. Ha 17 anni ed è guineano. Quando è arrivato in Italia, è stato accolto in una comunità per minori in provincia di Siracusa. «Sono stato fortunato due volte: la prima perché sono sopravvissuto al viaggio; la seconda perché ho trovato un posto in cui posso portare avanti il mio progetto di vita e i miei sogni». Omar è ambizioso: vuole frequentare il liceo linguistico e lavorare nel turismo. «Ho da poco iniziato un tirocinio in un albergo, con la promessa dell’assunzione e oggi vedo il mio obiettivo più vicino».

A Palermo, Famara e Lamin hanno ricevuto una proposta di contratto di lavoro a tempo indeterminato nelle aziende in cui hanno svolto il tirocinio: il primo lavora come magazziniere in un’azienda attiva nel ramo informatico, mentre il secondo è operaio in un’impresa del campo sanitario. Famara e Lamin sono due dei 15 ragazzi che hanno da poco concluso i percorsi di orientamento e tirocinio proposti dal progetto “Ragazzi Harraga”. Tutti hanno un’età compresa tra i 16 e 19 anni e sono arrivati in Italia da soli, da non più di 24 mesi. Alcuni sono stati inseriti nell’ambito della ristorazione, altri in quello metalmeccanico: Giuseppe Lombardo, titolare dell’omonima Autofficine Lombardo di Palermo, è stato uno dei primi imprenditori a rispondere alla chiamata di CIAI, accompagnando un Ragazzo Harraga nel suo percorso di formazione.

«In autofficina ha svolto il tirocinio un ragazzo della Guinea Bissau – racconta Lombardo –: è un grande lavoratore e nei tre mesi di formazione è cresciuto. Purtroppo non posso assumerlo, ma mi impegnerò affinché trovi un lavoro: lo consiglierei a chiunque avesse bisogno. Questi ragazzi hanno vissuto una realtà che non possiamo neppure immaginare: è nostro dovere aiutarli, dar loro un’opportunità per salvarsi dalla strada, dalla criminalità e dai pericoli, come facciamo con i nostri figli».

Inserimento abitativo. Per accompagnare i neo-maggiorenni nei primi passi verso l’autonomia, l’Istituto Don Calabria sta sperimentando la formula dell’appartamento in semi-autonomia.

Quattro alloggi, tra Ferrara e Verona, destinati ai beneficiari del progetto “Minori e giovani Stranieri Non Accompagnati: azioni di inclusione e autonomia”: sono 19 i giovani che hanno già preso parte a quest’esperienza. Gli appartamenti ospitano un massimo di sei ragazzi e sono destinati a quanti sono riusciti a ottenere un contratto di lavoro, perché è richiesta una partecipazione in termini economici per l’affitto, le utenze e le spese quotidiane. I gruppi sono seguiti da un operatore che supporta i ragazzi nella gestione logistica della casa e li aiuta ad affrontare gli aspetti relazionali della convivenza, elaborando un piano di attività per la cura della casa e le spese settimanali, e favorendo l’integrazione tra culture, religioni e abitudini diverse.

Accoglienza in famiglia: sentirsi a casa

Un ragazzo, una famiglia: è il principio cui si ispira il progetto “Mai più soli”, promosso da Cidis Onlus insieme a una rete cinque partner.

Per i ragazzi che arrivano in Italia come minori non accompagnati diventare maggiorenni è spesso un salto nel buio e l’inizio di una nuova fase di incertezza. Sono costretti a lasciare i centri per minori che li hanno accolti, con il rischio di perdere gli affetti e le abitudini faticosamente costruiti: gli amici, la scuola, gli operatori. L’accoglienza in famiglia può essere una risposta ai loro bisogni: un aiuto in più nel cammino verso l’autonomia e l’età adulta. Cidis Onlus ha già toccato quattro piazze tra Nord e Sud Italia per sensibilizzare la popolazione sul tema e promuovere la pratica dell’affido familiare. Con lo stesso obiettivo, l’ente, insieme a Refugees Welcome Italia, ha recentemente promosso una campagna rivolta ai cittadini delle regioni Calabria, Campania, Lazio, Umbria e Veneto che desiderano aprire le proprie porte ai ragazzi entrati nella maggiore età: per aiutarli a sentirsi a casa.

Tutori volontari: un aiuto concreto

Siamo un supporto fondamentale, in un posto e in un momento in cui i ragazzi non hanno riferimenti familiari: quello del tutore è un ruolo che mi fa sentire una persona migliore, offrendomi un grande arricchimento, di affettività e di nuovi spunti di riflessione». A parlare è Roberta Lo Bianco: 34 anni, psicologa, è stata una delle prime persone in Italia a essere nominata tutore volontario di minori stranieri non accompagnati, una figura introdotta dalle Legge n. 47 del 7 aprile 2017.

Ha frequentato il percorso di formazione a Palermo e oggi segue due diciasettenni: il primo è originario della Nigeria, mentre il secondo è arrivato in Italia dal Gambia e da poco è stato preso in affido da una famiglia. Da poche settimane è tutore anche di un quindicenne della Guinea Conakry.

Il tutore volontario svolge compiti di rappresentanza legale, persegue il riconoscimento dei diritti del minore, promuove il suo benessere psico-fisico, lo sostiene e lo consiglia nel suo percorso di integrazione ed educazione, tenendo conto delle sue capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni. «É un ruolo che possono assumere tutti – rassicura Lo Bianco –: le pratiche legali e burocratiche da sbrigare sono compatibili con un impiego di otto ore al giorno e non serve avere una professionalità specifica; la cosa più importante è la parte relazionale». Una figura importante di riferimento che garantisce a un minore non accompagnato i suoi diritti legali, civili e umani.

Oggi, sono circa 50 i tutori in formazione a Brescia: prendono parte al percorso proposto dalla Fondazione Museke nell’ambito del progetto “MSNA – Minori: Seminare una Nuova Accoglienza”. Il ciclo, che ha preso avvio nel mese di ottobre e si concluderà a febbraio, si sviluppa in quattro sessioni tematiche: 40 ore formative per approfondire gli aspetti legali, relazionali e psicologici connessi al ruolo e facilitare il tutore nella costruzione di una buona relazione con il minore.

Ragazze a rischio o vittime di tratta: un sistema di accoglienza specifico

Blessing è minorenne ed è arrivata in Italia qualche mese fa, da sola. «Sono venuta tramite un’amica, che mi ha promesso un posto in un’azienda. In Nigeria stavo facendo qualche lavoro, ma non era sufficiente a mantenere la mia famiglia: siamo in tanti. Appena arrivata in Italia, ho capito che non c’era alcuna azienda, alcun posto per me. L’amica mi ha proposto un altro lavoro: “Ti permetterà di restituire i soldi investiti nel viaggio”, diceva. Ho accettato. Mi ha dato una parrucca, trucchi, vestiti attillati e tacchi alti: ero confusa. Solo allora ho capito che avrei dovuto lavorare in strada. Sono stata minacciata, e con me i miei familiari». I sogni, le aspettative di cambiamento e il desiderio di offrire una vita migliore alla propria famiglia si infrangono in promesse false e percorsi di sfruttamento. Quello di Blessing è uno dei tanti volti che spinge il CISS, insieme a una rete di sette partner, a lavorare al progetto “M.A.P.NET” per strutturare un sistema di accoglienza specifico, in grado di dare risposte efficaci e tempestive ai bisogni delle ragazze a rischio o vittime di tratta. Con l’obiettivo di costruire, migliorare e adottare strumenti di identificazione e presa in carico delle ragazze per allontanarle dal pericolo in cui potrebbero cadere già dal momento dello sbarco sul territorio italiano. Attraverso un’azione di sistema, “M.A.P.NET” supporta il lavoro dei diversi attori impegnati in questo processo: gli operatori delle strutture comunali e dei centri di accoglienza, i tutori volontari, gli insegnanti e gli studenti di scuole che accolgono minori stranieri, i gruppi di giovani solidali e attivi a livello locale e alcuni rappresentanti della società civile Nigeriana, punti di riferimento importanti per un’efficace azione di prevenzione.

 

Per saperne di più: minoristranieri-neveralone.it

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