Iniziativa Carceri

ROMA - 22 Febbraio 2013

La Fondazione CON IL SUD promuove l’Iniziativa Carceri per avviare “progetti speciali e innovativi” a favore dei detenuti e delle loro famiglie. L’invito è rivolto a tutti i cittadini e alle organizzazioni del Sud Italia. Le idee migliori potranno trasformarsi in progetti concreti. Scade il 12 aprile 2013. A disposizione 2,4 milioni di euro.

La Fondazione CON IL SUD promuove una nuova iniziativa dal forte valore simbolico e sociale, ma soprattutto dal grande potenziale innovativo, su un tema sensibile e drammaticamente attuale come la condizione dei detenuti – minori e aduli – e il loro rapporto con le famiglie nel Mezzogiorno.

L’iniziativa Carceri rientra nell’ambito di intervento “Progetti Speciali e Innovativi” ed è rivolta a tutti, cittadini e organizzazioni (siano essi enti del terzo settore e del volontariato, istituzioni pubbliche o altro), invitandoli a presentare idee innovative in grado di concretizzarsi successivamente, con il sostegno della Fondazione e con il coinvolgimento di competenze e professionalità adeguate, in progetti concreti a favore di detenuti italiani o stranieri e delle loro famiglie. La Fondazione mette a disposizione fino a 2,4 milioni di euro, in funzione della qualità delle proposte ricevute.

Le Idee Progettuali devono essere presentate alla Fondazione CON IL SUD entro il 12 aprile 2013, illustrando sinteticamente l’intervento proposto, l’innovatività della metodologia da applicare, indicando i beneficiari e i partner. Gli interventi dovranno essere realizzati nelle sei regioni meridionali (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia).

Verranno valutate positivamente le idee che, tra i requisiti richiesti, sappiano anche garantire, a progetto ultimato, la potenziale continuità e sostenibilità delle attività proposte.

La Fondazione provvederà, dopo un processo di verifica e valutazione di tutte le Idee Progettuali ricevute e considerate ammissibili, alla pre-selezione di quelle ritenute maggiormente in linea con lo spirito dell’iniziativa. Le idee pre-selezionate dovranno essere convertite in progetti esecutivi attraverso la presentazione di una proposta di progetto più dettagliata e completa.

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Il 13 dicembre 2010 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha dichiarato, tramite decreto, lo “stato di emergenza” in merito alla situazione degli istituti detentivi, a causa del sovraffollamento e del degrado delle carceri italiane. Sono circa 66 mila i detenuti reclusi nei 206 istituti di pena italiani (oltre 25 mila nelle sei regioni meridionali), a fronte di una capienza regolamentare di 47 mila posti .

Per questo, l'Italia è stata condannata più volte dalla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo di Strasburgo per trattamenti degradanti e inumani ai detenuti .
A questa complessa situazione si sommano tutte le altre problematiche proprie del detenuto e in particolar modo la perdita del proprio ruolo nella società e nella propria famiglia, con la conseguente privazione dei più elementari punti di riferimento esterni. Nel caso di carcerati con prole (nel Mezzogiorno il 47,8% dei detenuti è genitore), la perdita del proprio ruolo nei riguardi dei figli, il senso di inadeguatezza e la completa deresponsabilizzazione rendono più difficile un compito già altrimenti complicato.
Il detenuto è, inoltre, spesso obbligato ad una inattività forzata, causata tanto da problemi strutturali (scarse possibilità di svolgere attività formative/lavorative infra ed extramurarie), quanto da limiti normativi (difficile e limitato accesso alle misure alternative alla detenzione e altre misure). Questo, oltre a far sedimentare una situazione di alienazione umana, comporta una progressiva de-professionalizzazione del detenuto che, unitamente ai pregiudizi del contesto sociale nei confronti di chi ha un’esperienza carceraria pregressa, contribuisce a ridurre le possibilità di reinserimento post-carcerario e di riabilitazione.

Non sorprende, quindi, che l’81% dei recidivi sia rappresentato da soggetti che non hanno avuto accesso a misure alternative alla detenzione e che su 2.158 detenuti che hanno avviato tirocini guidati presso aziende, il tasso di recidiva sia del solo 2,8%. Senza reinserimento, invece, il dato sale al 27% dopo due anni .
Inoltre, il complesso mosaico di fabbisogni di cui il detenuto/ex detenuto è portatore ha determinato la necessità di attivare ed integrare le risorse del territorio nel processo di reinserimento del condannato nel tessuto sociale e produttivo. Nello scenario carcerario uno spazio rilevante è, infatti, occupato dal terzo settore e dal volontariato che, da sempre, hanno offerto un contributo insostituibile, in termini di impegno e di risorse, alla soluzione dei problemi che quotidianamente affliggono i detenuti e le loro famiglie.

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