PRÓXIMO DESTINO: ROMA – Sulle tracce dei pittori spagnoli in Italia

LECCE - 3 settembre 2018

Gonzalo Orquín, El greco, 90 x 70 cm, Olio su tela 2018, particolare
Gonzalo Orquín, El greco, 90 x 70 cm, Olio su tela 2018, particolare

È stata inaugurata presso la Biblioteca Bernardini del Convitto Palmieri di Lecce la mostra dell’artista spagnolo Gonzalo Orquín “PRÓXIMO DESTINO: ROMA. Sulle tracce dei pittori spagnoli in Italia”.

L’iniziativa rientra nell’ambito della collaborazione tra la Fondazione CON IL SUD e l’Ambasciata di Spagna in Italia, per promuovere attraverso la cultura percorsi di conoscenza e di valorizzazione sociale dei legami tra la Spagna e il nostro Sud. L’esposizione è realizzata in collaborazione con la Regione Puglia, il Teatro Pubblico Pugliese, il Museo provinciale Sigismondo Castromediano, il Polo Biblio museale della Provincia di Lecce e la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto.

La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 15 settembre, negli orari di apertura della biblioteca (dalle 8.30 alle 13.30 e poi dalle 14.30 alle 20).

All’incontro di apertura, sono intervenuti Ion de la Riva, Consigliere Culturale Ambasciata di Spagna in Italia; Marco Imperiale, Direttore della Fondazione CON IL SUD; Loredana Capone, Assessore all’industria turistica e culturale della Regione Puglia; Maria Piccarreta, Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto; Gianni Papi, storico dell’arte; Cesare Biasini Selvaggi, direttore editoriale di Exibart e ovviamente l’artista Gonzalo Orquín. Al termine dell’incontro, il musicista Dario Muci ha presentato “Sulu. Un uomo del Sud”.

L’esposizione è un’occasione per riflettere sul legame, profondo e fecondo, tra il Sud Italia e molti artisti spagnoli, classici e contemporanei. Ma non solo. La mostra affronta temi di grande attualità: la Siria e i (nuovi) Disastri della guerra, l’identità di genere, la cultura e la conoscenza che tendono ponti fra le nazioni. Con una pittura classica, atemporale, figurativa, Orquín (Siviglia, 1982) rivisita l’opera di grandi maestri spagnoli che hanno lavorato e lasciato tracce in Italia. Dai pittori oggi meno celebri, ma di grande fama in passato – quali Eduardo Rosales o Mariano Salvador Maella – ai grandi maestri come Velázquez, Goya, Picasso. In questa antologia non poteva mancare Jusepe de Ribera detto “lo Spagnoletto”, la cui natalità è stata a lungo contesa tra Italia e Spagna.

Nonostante fosse nato vicino a Valencia (Xátiva nel 1591 – morto a Napoli 1652), nel corso del Settecento il pittore e biografo Bernardo de Dominici, sulla base dei documenti accessibili all’epoca, nella sua opera Vite de’ pittori, scultori ed architetti napoletani ha sostenuto fosse nato a Gallipoli. Secondo il De Dominici e altri studiosi dell’epoca, il Ribera nacque a Gallipoli nel 1593 da Antonio Ribera, un ufficiale spagnolo di istanza al Castello gallipolino (la Città ha dedicato all’artista una via e una epigrafe nel centro storico accanto al presunto luogo di nascita). Altri, attribuirono i natali alla città di Lecce.

Durante i secoli si è consolidata la leggenda di un Ribera pugliese, avvalorata anche da una serie di coincidenze storiche. Questa attempata fake news – quasi una gara per far proprio un artista prestigioso – ha intrigato tanto Orquín da dedicare alcune opere al legame tra il De Ribera e l’Italia, esposte per la prima volta in questa esposizione salentina.

“Nulla come l’arte evidenzia il valore della contaminazione – ha sottolineato Marco Imperiale, direttore della Fondazione CON IL SUD – Il secolare connubio contaminante tra l’Italia e la Spagna ha certamente prodotto una cultura figurativa di altissimo valore, che ancora oggi rinsalda il legame tra questi paesi per certi versi così simili. Le opere di Gonzalo Orquín hanno anche il pregio di trattare, con raffinata sensibilità, alcuni dei temi cari alla Fondazione, quali l’accoglienza, come pratica prima di tutto umana di prossimità universale all’altro da sé, e la cultura di genere, che cerchiamo faticosamente di aiutare a crescere in un paese ancora fortemente ancorato a schemi e pregiudizi arcaici”.

“Gonzalo Orquín è l’ultimo brillante esponente di una tradizione di artisti che inizia con Ribera, Velázquez, Prieto, Dalí, arrivando fino ai nostri giorni- ha affermato Ion de Riva, consigliere culturale dell’Ambasciata spagnola in Italia – L’omaggio a Ribera, che prende oggi il pennello di Orquín, è anche un omaggio a tutti gli artisti spagnoli e italiani che hanno saputo condividere fraternamente le loro creazioni e lasciare un patrimonio di valore incalcolabile ai due paesi”.

Come ha ricordato Loredana Capone, Assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia: “Anche se la notizia che Jusepe de Ribera fosse nato a Gallipoli è falsa il rapporto che il grande artista spagnolo ha avuto con il Salento è del tutto speciale e in parte dovuto alla presenza documentata della sua famiglia a Lecce. Con l’occasione di questa mostra– ha continuato l’assessore Capone – mi sembra importante rimarcare la continuità culturale tra la Spagna e Lecce (capoluogo di Terra d’Otranto fino a Matera) che nel Seicento diventa una delle città più importanti del Regno dopo Napoli. Una dimensione culturale così imponente da essere ancora presente e palpabile nella nostra architettura, scultura, pittura e nelle altre espressioni artistiche così come nella lingua e nel costume”.

Lo storico dell’arte Gianni Papi, tra i maggiori studiosi dell’opera dello Spagnoletto, ha sottolineato come “per evocare Ribera, Orquin sceglie una delle opere che nel mio articolo del 2002 riconsegnavo alla travolgente giovinezza del pittore trascorsa nella città pontificia: il San Tommaso della Fondazione Roberto Longhi di Firenze, che fino al 2002, da oltre settant’anni, era stato assegnato alla misteriosa personalità del Maestro del Giudizio di Salomone. Gonzalo – prosegue Papi –  recupera la posa del quadro Longhi, ma ritrae un giovane modello contemporaneo al posto delle sembianze del fratello di Jusepe (colui che probabilmente posò per quel quadro) e ne mette in mostra il petto e la spalla nudi, cambiando poi i colori del mantello e della veste per scegliere le care tonalità grigio verdi e grigio brune. Non aggiunge altro, Ribera sta tutto qui”.

Cesare Biasini Selvaggi, direttore editoriale di Exibart: “la pittura di Gonzalo mi fa pensare alla tecnica di ripresa chiamata time lapse, utilizzata in genere per documentare fenomeni che avvengono in tempi lunghi con cambiamenti impercettibili. La tecnica prevede la registrazione di immagini a intervalli di tempo regolari e non continui, per poi montarle successivamente in continuo”.

Sono oltre venti le opere di Orquín (che vanta esposizioni in tutto il mondo, da New York a Washington, da Parigi a Roma, per citarne alcune) presenti a Lecce.

 

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